Il più grande accordo in ambito di copyright nella storia americana, una sentenza che chiama il training "fair use", un “AI Act” europeo che pretende trasparenza e un autore che, nel mezzo, fatica a capire se esista ancora.

Ciao e buon lunedì!

nel febbraio 2023 l'artista Kris Kashtanova ha ricevuto una lettera inaspettata dall'US Copyright Office. Pochi mesi prima, Kashtanova aveva registrato un fumetto intitolato Zarya of the Dawn, realizzato combinando un racconto scritto di proprio pugno con illustrazioni generate tramite Midjourney, uno dei principali strumenti di generazione di immagini a partire da un prompt testuale. Il Copyright Office aveva inizialmente concesso la registrazione, poi si era accorto che è stata utilizzata l'AI nel processo creativo e ha fatto marcia indietro.

La decisione finale fu netta: i testi e la selezione-disposizione delle immagini restavano protette dal copyright, perché frutto del lavoro umano. Le singole illustrazioni generate da Midjourney, no. Per quelle, nelle parole dell'Office, mancava il requisito fondamentale della paternità umana.

Due anni dopo, nel gennaio 2025, il Copyright Office ha formalizzato quella posizione in un rapporto di oltre cento pagine, con una frase chiave che recita: "human authorship is a bedrock requirement of copyright" (“la paternità umana è un fondamento del diritto d'autore” - in italiano). Un prompt, per quanto dettagliato, non basta per rendere qualcuno autore di un'immagine generata da una macchina.

Questa posizione apre una contraddizione che i tribunali stanno ora affrontando. Se chi usa un'AI per produrre un'opera non è riconosciuto come autore, cosa ne è invece di chi quelle opere le ha scritte o dipinte davvero, e la cui produzione è stata assorbita dentro i modelli senza consenso? Se l'AI non è autore e chi la usa non è autore, allora gli unici autori rimasti sono proprio quegli esseri umani il cui lavoro è stato usato per istruire la macchina. Eppure, paradossalmente, sono anche quelli a cui nessuno ha chiesto nulla (e riconosciuto nulla).

Nel 2025 si è cominciato a indirizzare questa contraddizione, anche se la direzione che si sta prendendo non piace a tutti.

1. Il fatto

Il 5 settembre 2025, Anthropic, una delle principali aziende di intelligenza artificiale al mondo, ha accettato di pagare 1,5 miliardi di dollari per chiudere una causa intentata da tre autori: Andrea Bartz, Charles Graeber e Kirk Wallace Johnson. È il più grande risarcimento per violazione del copyright mai registrato negli Stati Uniti. (Fonte: Authors Guild, settembre 2025; Susman Godfrey, 25 settembre 2025)

Provo a semplificare il più possibile la vicenda: per addestrare Claude, il modello AI di Anthropic, l'azienda aveva scaricato da LibGen e Pirate Library Mirror, due note biblioteche pirata online, oltre sette milioni di libri protetti da copyright. Li ha usati per costruire una "biblioteca centrale" permanente, con l'obiettivo dichiarato di raccogliere "tutti i libri del mondo" e conservarli "per sempre". (Fonte: Norton Rose Fulbright, settembre 2025)

Il settlement copre circa 500.000 titoli registrati presso il Copyright Office statunitense. Anthropic pagherà 3.000 dollari per libro, distribuirà la somma tra autori ed editori, e distruggerà le copie illecite. (Fonte: Copyright Alliance, novembre 2025)

Ad aprile 2026 era già stato rivendicato oltre il 91% dei libri coperti dall'accordo. (Fonte: Authors Guild, aprile 2026)

Questi numeri raccontano qualcosa di importante: per la prima volta, un'azienda AI ha dovuto riconoscere un valore economico preciso agli autori le cui opere sono state usate per addestrare i suoi sistemi. 1,5 miliardi di dollari sono una cifra astronomica che ha stabilito un chiaro precedente in materia.

C'è però un dettaglio che cambia completamente il significato di quella cifra.

2. C’è un però

Il 23 giugno 2025, tre mesi prima dell’accordo, il giudice William Alsup della Corte Distrettuale della California del Nord aveva emesso una sentenza preliminare sulla stessa causa. La sentenza diceva due cose opposte ma strettamente correlate l’una con l’altra. (Fonte: Ropes & Gray, giugno 2025; Akin, giugno 2025)

Primo: il download di libri da siti pirata non può essere considerato fair use. Anthropic ha preso contenuto protetto da copyright illegalmente, e per questo deve pagare.

Secondo: l'uso dei libri per addestrare il modello, una volta ottenuti legalmente, è "esageratamente trasformativo" e quindi coperto dal fair use. In altre parole, il training in sé, il processo con cui l'AI impara dalle opere protette, è legale.

Due giorni dopo, il 25 giugno, un'altra sentenza ha rafforzato lo stesso principio. Il giudice Vince Chhabria, sempre in California, nel caso Kadrey v. Meta Platforms, ha stabilito che anche Meta ha fatto uso legittimo dei libri degli autori per addestrare i propri modelli, con un'analisi centrata sul "market harm", il danno effettivo al mercato, piuttosto che sulla natura trasformativa dell'uso. (Fonte: Wiggin and Dana, settembre 2025)

Il messaggio delle due sentenze è ambiguo solo in apparenza. Anthropic paga 1,5 miliardi non per aver usato libri protetti dal diritto d’autore, ma per come se li è procurati. Se avesse comprato regolarmente le stesse 500.000 copie prima di darle in pasto al modello, oggi non dovrebbe dare soldi a nessuno.

Il fronte europeo, invece, prova a fare qualcosa di diverso. L'AI Act, entrato in applicazione per i modelli di uso generale ad agosto 2025, impone ai fornitori di pubblicare un riassunto "sufficientemente dettagliato" dei dati usati per l'addestramento e di rispettare i diritti riservati dagli autori attraverso il meccanismo di opt-out previsto dalla Direttiva Copyright del 2019. (Fonte: WilmerHale, agosto 2025; Clifford Chance, ottobre 2025)

In parole povere: se un autore non vuole che la propria opera venga usata per addestrare un'AI, può dichiararlo aggiungendo dei metadati ai propri contenuti, e i fornitori di modelli AI sono tenuti a rispettare quella volontà. Il problema è che l'opt-out individuale presume che ogni autore sappia cosa fare, abbia le competenze tecniche per farlo, conosca i formati accettati, stia al passo con l’evoluzione della tecnologia e aggiorni costantemente il proprio catalogo con l’aggiunta di questi metadati. È una tutela formale che in pratica protegge soprattutto chi ha un ufficio legale e i mezzi per potersi adeguare.

Lo ha confermato indirettamente il caso Getty Images v. Stability AI, deciso dall'Alta Corte britannica il 4 novembre 2025. Getty, uno dei più grandi archivi fotografici al mondo, aveva scoperto che Stability AI aveva scaricato oltre dodici milioni di sue immagini per addestrare Stable Diffusion. Durante il processo, Getty ha dovuto ritirare le proprie accuse principali di violazione di copyright per mancanza di prove che l'addestramento fosse avvenuto fisicamente nel Regno Unito. Ha vinto soltanto su una questione secondaria di violazione del marchio, quando è stato dimostrato che il modello riproduceva il watermark di Getty in alcune immagini generate. (Fonte: Mayer Brown, novembre 2025; Getty Images, 4 novembre 2025)

Se Getty, con tutte le sue risorse legali e commerciali, è riuscita a ottenere soltanto una vittoria marginale sulla questione del marchio, è ragionevole chiedersi cosa possa fare un illustratore freelance.

3. Una domanda a cui non c’è risposta facile

Torniamo al punto da cui siamo partiti. Il Copyright Office americano dice che l'AI non può essere autore, perché manca la "human authorship". I tribunali americani dicono che l'AI può essere addestrata su opere di autori umani senza pagare, perché il training è trasformativo.

Messe insieme, queste due affermazioni descrivono una condizione asimmetrica dell'autore contemporaneo: abbastanza umano da vedere la propria opera assorbita gratuitamente in un sistema commerciale, non abbastanza riconosciuto da avere voce in come quell'opera possa essere riutilizzata.

Nel marzo 2025 la Corte d'Appello del Distretto di Columbia ha confermato, nel caso Thaler, che un'opera interamente generata da un'AI non può essere registrata a nome di nessun essere umano, perché nessun essere umano l'ha creata. (Fonte: Congress.gov, 2025)

Sul piano filosofico, la questione non è nuova. Walter Benjamin, nel 1935, scriveva che la riproducibilità tecnica distrugge l'"aura" dell'opera d'arte, quella qualità irripetibile legata alla sua presenza unica in un luogo e in un momento. Oggi siamo oltre Benjamin. Non si tratta più di riprodurre l'opera, ma di rimescolare milioni di opere per generarne una nuova che non è di nessuno e al tempo stesso di tutti.

Cosa significa essere autore, in questo contesto?

Il diritto d'autore è nato nel Settecento con un'idea precisa: l'opera è l'espressione di una personalità individuale, e chi la crea ha diritto di controllare come viene usata. Quell'idea reggeva un mondo in cui produrre era costoso e copiare era difficile. Nel mondo in cui copiare è gratis e produrre è quasi automatico, l'impalcatura originaria scricchiola.

Non è detto che crollerà. Ma è chiaro che il sistema attuale non è in equilibrio. Il Copyright Office stesso ha dichiarato, nella terza parte del suo rapporto pubblicata in versione preliminare a maggio 2025, che "non è possibile pregiudicare l'esito dei contenziosi" e che "alcuni usi di opere protette per l'addestramento di AI generativa saranno considerati fair use, altri no". A oggi, aprile 2026, non è ancora stata pubblicata una versione definitiva di quella terza parte, e lo stesso Copyright Office ha precisato che l'eventuale versione finale non introdurrà modifiche sostanziali né nelle analisi né nelle conclusioni. (Fonte: Congress.gov, maggio 2025; US Copyright Office, copyright.gov/ai, aprile 2026)

Una risposta così prudente, dopo oltre diecimila commenti pubblici raccolti, dice una cosa sola: nessuno, al momento, sa dove tracciare la linea.

4. Una cosa che penso

Nel frattempo, mentre la questione giuridica resta aperta, sta succedendo qualcosa di interessante fuori dai tribunali. Gli autori si stanno spostando verso il mondo fisico.

Non è una fuga nostalgica, bensì una strategia economica.

Nel 2025 le vendite di vinili negli Stati Uniti hanno superato per la prima volta dal 1983 la soglia del miliardo di dollari, con 46,8 milioni di unità vendute contro 29,5 milioni di CD. È il diciannovesimo anno consecutivo di crescita del formato. (Fonte: RIAA, 2025 Year-End Recorded Music Revenue Report, marzo 2026)

Negli stessi dodici mesi hanno aperto 422 nuove librerie indipendenti negli Stati Uniti, con un incremento cumulativo del 70% nell'arco di cinque anni. Le vendite di libri cartacei hanno raggiunto circa 707 milioni di unità, appena sotto il picco della pandemia, e rappresentano tre quarti del mercato editoriale. (Fonte: American Booksellers Association / Fast Company, dicembre 2025; Association of American Book Publishers, 2025)

La fotografia analogica segue lo stesso arco. La produzione di pellicole Kodak e Fujifilm è cresciuta del 20% nel 2023, il mercato globale delle fotocamere a pellicola è stimato in crescita dell'8% annuo composto fino al 2030, e nuovi modelli come la Pentax 17 o la rieditata Leica M6 costano cifre che nessun collezionista avrebbe pagato dieci anni fa. (Fonte: Deep Market Insights, novembre 2025; Analog Cafe, 2025)

Allison Hill, CEO dell'American Booksellers Association, parla di una “reazione contro i miliardari e gli algoritmi”, e descrive le librerie indipendenti come “un antidoto al tempo in cui viviamo”. È una frase forte, e funziona perché coglie qualcosa di strutturale.

La mia tesi è questa. Nel momento in cui ogni opera digitale rischia di diventare dato di addestramento gratuito per un sistema commerciale, il fisico torna a valere esattamente per le ragioni che lo rendevano svantaggioso nell'era del solo digitale: è scarso, è lento da produrre, è localizzato in un luogo, e soprattutto non può essere scaricato da un crawler notturno. Un vinile in una cassetta non si trova su LibGen. Una libreria indipendente non si sintetizza in tre righe di AI Overview. Una fotografia stampata in analogico non si rigenera con un prompt.

Il ritorno del fisico non è un rifiuto del digitale ma, piuttosto, una riallocazione del valore. Il digitale continua a essere lo spazio della distribuzione, della conversazione, dell'accesso. Il fisico diventa lo spazio della proprietà riconoscibile, del contatto diretto tra autore e pubblico, del modello economico che non dipende da un intermediario algoritmico.

Questo non risolve il problema del copyright. Non aiuta i milioni di autori la cui opera è già stata assorbita. Ma suggerisce una direzione: nell'economia che sta emergendo, la sopravvivenza dell'autore dipende meno dalla difesa legale dell'opera già pubblicata online, e più dalla costruzione di un rapporto diretto con un pubblico che sceglie, e paga, per l'oggetto scarso.

Non è per tutti. È faticoso, costoso, limita la scala. Ma è forse l'unica forma di autorialità che l'AI, per definizione, non può sintetizzare.

5. La bussola della settimana

La prossima volta che pubblichi qualcosa, qualunque cosa: un articolo, una fotografia, un pezzo di musica, una riflessione, chiediti dove stai davvero piantando la bandiera. Se è solo in un feed infinito, sappi che stai contribuendo al corpus di addestramento di qualcun altro, senza ricevere nulla in cambio.

Non è un problema in sé. È una scelta, ed è legittima. Ma è una scelta, non una condizione naturale.

L'alternativa non è smettere di pubblicare online ma costruire almeno uno spazio parallelo, anche piccolo, dove il tuo lavoro abbia una forma che non si dissolve in un prompt. Uno scritto pubblicato autonomamente, delle foto stampate a tiratura limitata, una comunità che sa chi sei e ti segue fuori dalla piattaforma.

Non è una garanzia ma forse è l'unica direzione sensata, in un'epoca in cui la riproducibilità è diventata totale e la proprietà intellettuale una questione aperta.

A lunedì prossimo.

Alberto

Fonti principali di questo numero:

  • US Copyright Office, "Copyright and Artificial Intelligence, Part 2: Copyrightability", 29 gennaio 2025 — copyright.gov/ai

  • US Copyright Office, "Copyright and Artificial Intelligence, Part 3: Generative AI Training" (prepublication), maggio 2025

  • Congress.gov Congressional Research Service, "Generative Artificial Intelligence and Copyright Law", LSB10922, 2025

  • Bartz et al. v. Anthropic PBC, No. 3:24-cv-05417 (N.D. Cal.), ordinanza del giudice William Alsup, 23 giugno 2025

  • Kadrey v. Meta Platforms, No. 23-CV-03417 (N.D. Cal.), ordinanza del giudice Vince Chhabria, 25 giugno 2025

  • Authors Guild, "Key Updates on the $1.5 Billion Anthropic Settlement", aggiornamenti settembre 2025 – aprile 2026 — authorsguild.org

  • Susman Godfrey, "Susman Godfrey Secures $1.5 Billion Settlement in Landmark AI Piracy Case", 25 settembre 2025

  • Copyright Alliance, "What to Know About the $1.5 Billion Bartz v. Anthropic Settlement", novembre 2025

  • Norton Rose Fulbright, "Bartz v. Anthropic: Settlement reached after landmark summary judgment and class certification", settembre 2025

  • Ropes & Gray, "From Books to Bots: Key Takeaways from the Anthropic Fair Use Decision", giugno 2025

  • Akin Gump, "District Court Rules AI Training Can Be Fair Use in Bartz v. Anthropic", giugno 2025

  • Wiggin and Dana, "Bartz v. Anthropic: First Court Decision on Fair Use Defense in LLM Training", settembre 2025

  • Getty Images (US) Inc & ors v. Stability AI Limited [2025] EWHC 2863 (Ch), UK High Court, 4 novembre 2025

  • Mayer Brown, "Getty Images v Stability AI: What the High Court's Decision Means for Rights-Holders and AI Developers", novembre 2025

  • Getty Images, comunicato stampa ufficiale, 4 novembre 2025

  • European Commission, AI Office, "Template for the public summary of training content for GPAI models", 24 luglio 2025 — digital-strategy.ec.europa.eu

  • WilmerHale, "European Commission Releases Mandatory Template for Public Disclosure of AI Training Data", agosto 2025

  • Clifford Chance, "Copyright compliance under the EU AI Act for GPAI model providers", ottobre 2025

  • RIAA, "US Recorded Music Annual Revenue Achieves New High of $11.5 Billion in 2025", marzo 2026

  • The Hollywood Reporter, "Vinyl Surpassed $1B in U.S. Revenue in 2025: RIAA Report", marzo 2026

  • American Booksellers Association, dati 2025 sulle aperture di librerie indipendenti — bookweb.org

  • Fast Company, "Indie bookstores are making a shocking, triumphant comeback", dicembre 2025

  • Deep Market Insights, "Film Photography Camera Market Size, Share & Growth Report", novembre 2025

  • Analog Cafe / ArtByPino, "Film photography revival reasons and trends in 2025", agosto 2025

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