Come l'intelligenza artificiale sta riscrivendo il concetto di creatività — e cosa rimane all'artista umano.

Ciao,

nel 2023, un fotografo tedesco di nome Boris Eldagsen ha vinto il Sony World Photography Award — uno dei premi fotografici più prestigiosi al mondo — con un'immagine che non aveva mai scattato: era un ritratto in bianco e nero di due donne, generato interamente con DALL-E 2, il modello per generare immagini creato da OpenAI. Quando ha vinto, Eldagsen è salito sul palco della cerimonia a Londra e ha rifiutato il premio di fronte al pubblico.

"Quanti di voi sapevano, o sospettavano, che fosse stata generata dall'AI?" ha scritto sul suo sito. "C’è qualcosa che non torna, vero?"

Non era un atto di sabotaggio. Era una domanda. La stessa domanda che questo numero prova ad affrontare senza risolvere, perché non ha ancora una risposta.

1. La notizia che pesa

Nel marzo 2021, un collage digitale intitolato Everydays: The First 5000 Days dell'artista Beeple è stato venduto da Christie's per 69,3 milioni di dollari — diventando la prima opera d'arte puramente digitale battuta all'asta nella storia da una grande casa d'aste. L'opera è un file JPEG (o meglio, più precisamente, un NFT) che il compratore ha, ovviamente, pagato in criptovaluta.

Nello stesso periodo, migliaia di illustratori professionisti in tutto il mondo stavano perdendo commissioni. Le agenzie iniziavano a usare Midjourney, Stable Diffusion, DALL-E per produrre immagini in pochi secondi a costo quasi zero. La prima causa legale è stata depositata nel gennaio 2023 al tribunale federale americano contro Midjourney, Stability AI e DeviantArt, accusati di aver violato i diritti di proprietà di migliaia di artisti — perché per addestrare questi sistemi sarebbero state usate milioni di immagini protette da copyright, prese dal web senza chiedere consenso né prevedere un adeguato compenso.

Questi due fatti — un JPEG venduto per quasi 70 milioni, e un illustratore che non riesce più a pagare l'affitto — raccontano la stessa storia da due angolazioni opposte.

2. Il rovescio della medaglia

La tentazione è di scegliere un lato: o l'AI è una minaccia all'arte umana, o è semplicemente un nuovo strumento come la fotografia lo era nel 1839.

Entrambe le posizioni hanno qualcosa di vero. E qualcosa di comodo.

Quando la fotografia fu inventata, i pittori accademici proclamarono la fine della pittura, ma non andò proprio così. La pittura si trasformò — impressionismo, espressionismo, astrazione — liberata dal compito di documentare il reale. La fotografia non si sostituì alla pittura: ne cambiò il senso.

Potrebbe accadere lo stesso con l'AI. Molti artisti e curatori sostengono che le criticità legate alla creatività siano sovrastimate, e che la storia insegna come ogni nuova tecnologia abbia inizialmente generato timori identici. I veri problemi, secondo questa lettura, sono altrove: nella dipendenza da poche aziende che non rilasciano la tecnologia in modo trasparente, e nel controllo che queste piattaforme esercitano su strumenti che andrebbero considerati beni comuni.

Ma c'è una differenza che vale la pena tenere a mente. La fotografia non aveva imparato a dipingere guardando i dipinti di Caravaggio senza dirgli niente. L'AI generativa, invece, è stata addestrata su miliardi di opere umane — molte protette da copyright, quasi nessuna con il consenso dell'autore. Come scrive l'artista e attivista Molly Crabapple in una lettera aperta firmata da circa 1.000 tra artisti, giornalisti e intellettuali: "l'arte dell'intelligenza artificiale generativa è vampirica, banchetta con le passate generazioni di opere d'arte e succhia la linfa vitale dagli artisti viventi." È un'accusa forte, forse eccessiva. Ma la questione giuridica ed etica che solleva — chi ha il diritto di usare un'opera per addestrare un sistema commerciale? — è tutt'altro che risolta.

Nel frattempo, nel 2025 la ricezione critica ha premiato opere che riutilizzano archivi del web e sfruttano l'errore come grammatica estetica: il confine tra speculazione visiva e integrazione industriale si è fatto sempre più sottile, e la figura del designer si avvicina sempre più a quella di un orchestratore di flussi AI. L'artista non scompare. Si trasforma. Ma non tutti hanno le risorse per trasformarsi.

3. Una domanda a cui non c'è una risposta facile

Eldagsen, nel rifiutare il premio Sony, ha proposto un nuovo termine per le immagini generate dall'AI: promptography. "La fotografia è fatta con la luce. La promptography è fatta con i prompt. Sono entità diverse e dobbiamo discuterne." (Fonte: sito personale di Boris Eldagsen, 2023)

La proposta è elegante, ma solleva una domanda più profonda: se creare un'immagine richiede conoscenza, gusto, intenzione e capacità di selezione — tutte cose che un buon "promptographer" esercita davvero — perché quella non sarebbe arte?

Leon Tolstoj, nel 1897, scrisse che l'arte è contagio emotivo: un'opera è arte quando trasmette un sentimento dall'autore allo spettatore. Con questa definizione, un'immagine AI che commuove è arte — indipendentemente da chi o cosa l'abbia generata.

Benedetto Croce invece sosteneva che l'arte è intuizione lirica, un atto interiore e irripetibile della coscienza umana. Con questa definizione, nessuna macchina potrà mai fare arte — perché non ha interiorità.

Ho chiesto ad Antonio Guiotto (https://antonioguiotto.work), artista padovano classe 1978, se fosse possibile secondo lui produrre arte utilizzando l’AI.

“Se l’artista riuscisse a produrre, tramite una serie prompt, un’opera che fosse completamente fedele alla sua intenzione originaria, essa potrebbe essere considerata nondimeno arte”, sostiene.

“L’AI, senza il contributo dell’artista a guidarla, non potrebbe mai competere con l’Essere Umano. Abbiamo avuto più di 50.000 anni per immagazzinare esperienze, sbagli, desideri, emozioni, storie, grazie alle quali possiamo tradurre ispirazioni artistiche in opere reali di qualsivoglia natura. L’arte è l’unica forma di azione che ci permette di sublimare qualsiasi stato d’animo nel corso della sua creazione.”

Domandarsi se l’AI possa produrre arte, non è una domanda puramente accademica. Ha conseguenze pratiche immediate: nei tribunali, che devono decidere se un'opera AI è protetta da copyright, nelle accademie, dove devono decidere cosa insegnare, nel mercato, che deve decidere cosa vale.

Infine c’è un risvolto personale, per ognuno di noi: quando guardiamo un'immagine generata dall'AI e proviamo qualcosa — meraviglia, inquietudine, bellezza — quella reazione è nostra. L'AI non saprà mai di averla provocata.

4. La bussola della settimana

La prossima volta che usi un tool di AI generativa per creare un'immagine, un testo, una grafica — fermati un secondo prima di pubblicarla e chiediti: cosa ho aggiunto io?

Non è una domanda fine a sé stessa bensì, è una domanda strategica. Nel momento in cui chiunque può generare qualcosa di tecnicamente impeccabile in trenta secondi, l'unica cosa che rimane distintiva è il punto di vista, il perché di quell'immagine, non il come sia stata realizzata.

L'AI sembra spostare ancor di più il focus dal mezzo all’intenzione.

A lunedì prossimo.

— Alberto

Fonti principali di questo numero:

  • Boris Eldagsen, sito personale e dichiarazioni pubbliche, aprile 2023 — eldagsen.com

  • CNN, "Sony World Photography Award Winner Reveals Entry Was AI-Generated, Rejects Prize", aprile 2023

  • Artforum, "Sony World Photography Award Winner Reveals Entry Was AI-Generated", aprile 2023

  • Christie's / Dezeen, vendita Beeple "Everydays: The First 5000 Days", marzo 2021

  • Valori.it, "Gli artisti contro l'intelligenza artificiale: è la più grande rapina della storia", 2023

  • Artribune, "Artisti e curatori riflettono sul rapporto tra arte, AI e creatività", maggio 2025

  • Librologica, "La nascita e l'evoluzione dell'arte generata dall'AI (2023–2025)", agosto 2025

Continua a leggere