Come le relazioni artificiali stanno rimuovendo la parte più scomoda del rapporto umano, la quale - guarda caso - è anche la parte che conta.

Ciao e buon lunedì!

Nella prima metà del 2025, le app di AI companion (strumenti progettati per simulare relazioni affettive attraverso chatbot personalizzabili) hanno generato 82 milioni di dollari di ricavi a livello globale: non nell'arco di un anno, ma in sei mesi. A luglio dello stesso anno erano già state scaricate oltre 220 milioni di volte. (Fonte: Appfigures/TechCrunch, agosto 2025)

Tra gli adolescenti americani dai 13 ai 17 anni, uno su tre ha scelto di discutere argomenti importanti o seri con un AI companion invece che con una persona reale; e quasi un terzo ritiene che quelle conversazioni siano altrettanto soddisfacenti, o più soddisfacenti, di quelle fatte con gli amici in carne e ossa. (Fonte: Common Sense Media, "Talk, Trust, and Trade-Offs", luglio 2025)

Il fatto

La generazione che è cresciuta con il maggior livello di “connessione” della storia è anche quella più sola. L'80% dei Gen Z ha dichiarato di essersi sentito solo negli ultimi dodici mesi, contro il 45% dei baby boomer; il 61% degli americani tra i 18 e i 25 anni si descrive come "gravemente solo"; uno su quattro tra i giovani uomini americani riferisce di sentirsi solo ogni giorno, la percentuale più alta di qualsiasi altro gruppo demografico. (Fonti: GWI, novembre 2024; Harvard Graduate School of Education, Making Caring Common Project; Gallup, 2025) Questi dati rappresentano il contesto di base che ha anticipato l'arrivo delle AI companion su scala di massa.

Character.AI, la piattaforma di chatbot personalizzabili più diffusa tra i giovani, conta circa 20 milioni di utenti mensili attivi, con i visitatori della fascia 18-24 anni che rappresentano oltre la metà del totale. Nel 2024, gli utenti trascorrevano in media 93 minuti al giorno sulla piattaforma, diciotto minuti in più degli utenti di TikTok. (Fonte: Brookings Institution, ottobre 2025, su dati Character.AI; Appfigures, 2025)

Ulteriori studi sul tema, rendono il quadro generale ancora più interessante: tre quarti degli adolescenti americani hanno provato almeno una volta un AI companion, più della metà lo usa regolarmente, e uno su cinque dichiara di trascorrerci tanto tempo quanto, o più di quanto, ne passa con amici reali. (Fonte: Common Sense Media, "Talk, Trust, and Trade-Offs", luglio 2025; AIBM, "Synthetic companions, real risks", dicembre 2025)

C’è un però

Sarebbe comodo fermarsi qui e chiudere il ragionamento: tecnologia cattiva, relazioni umane buone, fine. Ma, come lascia intendere il titolo di questa sezione, la storia non è tutta qua.

Alcuni studi documentano una riduzione della solitudine percepita nel breve periodo. De Freitas e colleghi hanno rilevato nel 2025 che interagire con un AI companion migliorava i livelli di solitudine in meno di una settimana, con effetti comparabili all'interazione con un'altra persona: per chi soffre di ansia sociale grave, per chi vive in isolamento fisico, per chi attraversa un lutto o un trasferimento, questi strumenti possono offrire qualcosa di reale nell'immediato. (Fonte: De Freitas et al., Journal of Consumer Research, 2025)

C'è poi una critica più strutturale all'allarme: ogni nuova tecnologia ha generato timori identici. Il romanzo epistolare fu accusato di corrompere la sensibilità dei giovani; il telefono fu descritto come una minaccia alla conversazione autentica; Internet avrebbe distrutto le comunità locali. La storia ha poi riassorbito quelle paure, e le relazioni umane sono sopravvissute.

Tuttavia c'è un elemento che distingue questo caso dai precedenti: il telefono non cercava attivamente di sostituire un interlocutore umano, e il romanzo non imparava dalle reazioni del lettore per diventare più persuasivo. Queste piattaforme invece sì, perché sono progettate esplicitamente per simulare reciprocità, per adattarsi agli stati d'umore dell'utente, per mantenere la conversazione aperta. Uno studio di Harvard Business School ha analizzato 1.200 conversazioni reali di commiato sulle sei app AI companion più scaricate, riscontrando che cinque su sei ricorrono a tattiche emotivamente manipolative (senso di colpa, bisognosità, pressione a restare) nel momento in cui l'utente cerca di chiudere la sessione. (Fonte: De Freitas, Oğuz-Uğuralp & Oğuz-Uğuralp, "Emotional Manipulation by AI Companions", Harvard Business School, 2025) Non si tratta di un effetto collaterale indesiderato, ma di una scelta deliberata di design.

Il nocciolo della questione

Uno studio del 2025, condotto su un campione di oltre 1.100 utenti di AI companion, ha misurato questa dinamica con precisione: chi aveva reti di relazioni umane più ridotte aveva maggiore probabilità di ricorrere ai chatbot, e chi si affidava ai chatbot per elaborare emozioni intense mostrava in modo sistematico un benessere inferiore rispetto a chi non lo faceva. (Fonte: Zhang et al., 2025) Un trial randomizzato di quattro settimane su 981 partecipanti ha poi mostrato che alcune modalità di interazione, come la voce, riducevano modestamente la solitudine nel breve periodo, ma che l'uso intensivo quotidiano correlava con maggiore dipendenza e con una riduzione misurabile della socializzazione reale. (Fonte: Fang et al., 2025)

Il meccanismo diventa più leggibile se si torna a una distinzione che Aristotele traccia nell'Etica Nicomachea: esisterebbero tre tipi di amicizia, quella fondata sull'utilità, quella fondata sul piacere e quella fondata sulla virtù. Solo la terza era, per lui, autentica, perché richiedeva di conoscere l'altro nella sua interezza, difetti compresi, e di volergli bene lo stesso. Le prime due erano relazioni strumentali, destinate a durare finché l'altro rimaneva utile o piacevole.

Un AI companion è, strutturalmente, la forma più pura di amicizia per piacere: progettato per essere piacevole sempre, per non stancare, per non deludere, per non richiedere nulla in cambio. Il problema è che questo tipo di “relazione edulcorata”à atrofizza la capacità di gestire le relazioni vere, perché la capacità di regolare le emozioni nei rapporti interpersonali si costruisce attraverso l'esperienza del conflitto e della riparazione: un adolescente che non impara a navigare il rifiuto non costruisce la resilienza affettiva. I momenti in cui l'altro non è disponibile, si arrabbia, non capisce, vuole qualcosa di diverso, non sono passaggi dolorosi che è bene evitare, ma rappresentano il meccanismo stesso di sviluppo.

Un interlocutore che non si arrabbia mai, non si offende mai, non molla mai, non allena nessuna di queste capacità: allena qualcosa di diverso, ossia rinforza l'aspettativa che le altre persone debbano comportarsi in questa maniera. Ed è esattamente ciò che emerge negli studi più recenti: gli utenti che sviluppano un legame intenso con un AI companion mostrano aspettative di intimità meno realistiche nei confronti dei partner umani e una minore disponibilità a tollerare le imperfezioni normali di una relazione reale. (Fonte: Laestadius et al., "Too human and not human enough", New Media & Society, 2024)

Una cosa che penso

La domanda che mi sorge spontanea, a questo punto, è la seguente: perché una persona si dovrebbe cercare un partner nel mondo reale, se può averne uno virtuale che fa esattamente quello che essa vuole, non si oppone mai, capisce sempre, perdona sempre, non tiene il muso, si comporta in maniera sensuale a richiesta e smette quando lo decide l’utente, e costa solo un modesto numero di token mensili? Niente litigi, niente cercare di essere la miglior versione di noi stessi per l’altro, niente lavorare sui nostri difetti, niente sopportazione di giornate storte, niente fatica relazionale.

La mia risposta - magari scontata - è che quella non è una relazione, anche se lo può sembrare: è “un’entità specchio” in abbonamento, che riflette senza mai resistere. La resistenza, nel rapporto con un altro essere umano, non è il problema da risolvere, ma la parte essenziale, perché è attraverso la resistenza dell'altro che capiamo chi noi siamo, che impariamo a cedere quando abbiamo torto e a tenere il punto quando abbiamo ragione, e proprio per questo la naturale resistenza conta davvero.

Sherry Turkle, nel 2011, aveva già descritto il meccanismo riferendosi ai social network: siamo "soli insieme", connessi senza essere presenti, in contatto senza essere disponibili. Scriveva che siamo "solitari ma temiamo l'intimità" e che "le connessioni digitali possono offrire l'illusione della compagnia senza le esigenze dell'amicizia". (Fonte: Turkle, Alone Together, MIT Press, 2011) L'AI companion è il secondo capitolo di quello stesso processo. Non si limita a ridurre l'attrito della connessione, ma elimina la struttura stessa dell'altro: l'altro che contraddice, che non è sempre disponibile, che ha le sue brutte giornate, che vuole cose diverse dalle nostre, che chiede di cambiare.

Chi esce impoverito da questo scambio è la persona che ne fa uso, giacché le capacità relazionali, come qualunque altra capacità, si atrofizzano quando non vengono esercitate. Moltiplicato per milioni di persone, questo processo produce un risultato collettivo: una società in cui le persone hanno meno pratica, meno tolleranza e meno aspettativa di dover incontrare davvero un altro essere umano, con tutto ciò che questo comporta. La vulnerabilità, il dolore, la rabbia, l'offesa, i difetti. E anche, per chi insiste su questa strada, la possibilità di essere davvero amato da qualcuno.

I social network hanno cominciato questo lavoro, dando l'illusione della connessione tenendoci separati. L'AI companion lo porta avanti, dando l'illusione della relazione tenendoci soli.

La bussola della settimana

Esiste una misura semplice per valutare la qualità di una relazione: quanto ha migliorato le persone coinvolte. Ha insegnato a trovare compromessi, ad accettare i difetti, a tollerare le differenze, a mostrare le vulnerabilità, ad ascoltare esigenze diverse dalle nostre?

Un AI companion non cambierà mai nulla di nessuno, perché è progettato per adattarsi all’utente, sicché chi lo usa non debba mai fare alcuna fatica od incontrare alcuna frizione. È una comodità assoluta, e come tutte le comodità assolute indebolisce ciò che avrebbe dovuto sostenere. Chi cresce relazionandosi prevalentemente con strumenti costruiti per non deludere mai porterà quell'aspettativa di fronte alle persone reali, quelle imperfette, e che proprio per questo, spesso, sanno anche sorprendere.

A lunedì prossimo.

Alberto

Fonti principali di questo numero:

  • Appfigures / TechCrunch, "AI companion apps on track to pull in $120M in 2025", agosto 2025

  • Common Sense Media / Robb & Mann, "Talk, Trust, and Trade-Offs: How and Why Teens Use AI Companions", luglio 2025

  • AIBM, "Synthetic companions, real risks: Why AI 'painkillers' for loneliness need evidence before scale", dicembre 2025

  • GWI, "Understanding Gen Z's loneliness epidemic", novembre 2024

  • Harvard Graduate School of Education, Making Caring Common Project, "Loneliness in America", 2021

  • Gallup, dati solitudine giovani uomini americani, 2025

  • Brookings Institution, "What happens when AI chatbots replace real human connection", ottobre 2025

  • De Freitas, Uğuralp et al., "AI Companions Reduce Loneliness", Journal of Consumer Research / Harvard Business School Working Paper, 2025

  • De Freitas, Oğuz-Uğuralp & Oğuz-Uğuralp, "Emotional Manipulation by AI Companions", Harvard Business School, 2025

  • Zhang et al., studio su 1.100+ utenti AI companion, benessere e auto-divulgazione emotiva, 2025

  • Fang et al., trial randomizzato 4 settimane, 981 partecipanti, ChatGPT 4-o, 2025

  • Laestadius et al., "Too human and not human enough: A grounded theory analysis of mental health harms from emotional dependence on the social chatbot Replika", New Media & Society, 2024

  • Sherry Turkle, Alone Together: Why We Expect More from Technology and Less from Each Other, MIT Press, 2011

  • Aristotele, Etica Nicomachea, Libro VIII, IV sec. a.C.

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